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giovedì 4 dicembre 2008

Santipamma e l'asina



Nel mio paese natio, quando ero ancora un ragazzetto che girava con i calzoncini corti, (una volta si usavano, e non sorridete con sufficienza) viveva un mendicante, filosofo ma soprattutto alcolizzato.
Tutti lo chiamavano Santipamma, possedeva un'asina, da questo il ritorno dei pensieri a quell'epoca lontana; il presepe, l'asino, l'asina di Santipamma.
Più di un'asina, anzi un cane di compagnia, un'amica fidata per il vecchio ubriacone; era lei che lo riportava a casa quando era senza coscienza per colpa del vino scroccato o guadagnato con qualche lavoretto, era lei che con il suo calore aiutava il suo amico a superare le notti più fredde.
Una volta il Santipamma ancora un po' lucido, ma già un po' malfermo sulle gambe, prese coscienza di questa amicizia fraterna e volle rendere l'amica partecipe della sua gioia, mise in bocca alla bestia il fiasco di vino, il povero animale data la giornata calda avendo sete ingoio in un sol sorso tutto il contenuto.
Il padrone contento nel vedere come la sua asina apprezzasse il vino prese un altro fiasco e giù nella gola della povera asina.
Il secondo fiasco fece effetto e l’asina cominciò a ragliare con tono da baritono, e appena fece il primo passo, forse impaurita dal girare degli oggetti attorno a se, cominciò a correre scompostamente e il padrone dietro gridando per tutto il paese:
-Ah, sciecca! Ah, sciecca.. (L'asina, L'asina)
Furono ritrovati tutte e due addormentati sulla strada del paese vicino a notte fonda, fraternamente abbracciati.

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