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venerdì 19 giugno 2009

IN NOME DELLA MADRE (libro)


(di Lorena B.G.)

Qualche giorno fa Vi ho detto che stavo leggendo un libro.
Ieri sera l'ho finito: l'ho praticamente letto nel giro di mezz'ora.
Non è lungo, sembra solo un tema di una trentina di pagine, se lo riporto ad un foglio protocollo.
La mia impressione? Me la sono chiesta questa notte.
Non mi piace. Mi è sembrato solo un virtuosismo letterario. Qualcosa tanto per scrivere.
E sapete cosa mi ha dato più fastidio? Che un uomo si sia immedesimato nelle sensazioni, emozioni e sentimenti di una donna. Anche se devo riconoscere il coraggio che ha avuto a descrivere ogni attimo vissuto in una gravidanza. Probabilmente se l'è fatto raccontare anche da più di una donna, perchè in tutta la mia vita non ho mai conosciuto nessun uomo che avesse provato o solo pensato o immaginato quel poco che è stato scritto.
Perchè Maria, la madre di Ieshu, è una donna.
Quanti di Voi andando in chiesa a messa hanno sentito dire dal sacerdote... e Maria conservò queste parole o questo fatto dentro di sè...
Come poteva una donna all'epoca dei fatti accaduti in una società maschile come quella ebraica alzare la testa e dire la sua?
L'autore che si vanta di avere studiato l'ebraico antico, è riuscito veramente a cogliere le sfumature di una lingua, meravigliosa eppure controversa, ma soprattutto è riuscito ad immergersi nelle "acque increspate" di qualcosa parlato per migliaia di anni?
Dove duemila anni fa alle donne non era concesso lo studio dei testi sacri e della Legge? Non contesto e non condanno niente, ognuno ha la sua società, le sue leggi e più di chiunque altro difendo questo diritto. Ma sto commentando un fatto storico.
L'amore fra due persone !!! Come può essere ridotto solo a poche righe? L'amore di una madre verso un figlio? E che ne sa un uomo cosa può esserci dentro una donna nei nove mesi di gravidanza e dopo il parto?
Una vita quella della madre che viene "sconvolta" dall'entrata in sè di un'altra vita: per alcune di noi desiderata, voluta, cercata, per altre il principio dell' "inferno".
Le paure, le ansie, i timori, le speranze, i sogni. Si pensa tutto ogni attimo per nove mesi. Arriviamo a toccare il cielo e giù nel baratro più profondo.
Chi è che non pensa a queste cose? Chi non ha idee? Anche di fronte a persone che rassicurano che tutto sta procedendo bene, come non è possibile che una madre non abbia paura fino al parto?
E dopo? Vedere un essere che è stato con noi per nove mesi e non capire se ci appartiene o no, toccarsi la pancia e sentire il vuoto.
Come può un uomo immedesimarsi in una donna!
Scusate la mia può sembrare un'analisi superficiale, ma vi assicuro che a me sta dando ancora fastidio questo piccolo libretto.
Il sentire tuo, il figlio? Il figlio anche se avrà cinquant'anni sarà sempre e solo della madre. In questo sono daccordo con una frase detta da Josef: che il figlio è solo della madre. E sapete perchè sono daccordo? Perchè è l'unica cosa vera che l'autore ha scritto.
Nessun uomo, per quanto padre potrà mai avere il filo che collega le uniche due persone che sono state unite fin dalla nascita.
Mai amore più grande, mai istinto più presente ci sarà mai al mondo.
Mai nessun uomo riuscirà a dire...non mi mettere di fronte ad una scelta, perchè scelgo mia figlia non tu....
Ma non voglio parlare dell'amore che viene dopo durante la crescita di un figlio, voglio analizzare solo il periodo della gravidanza.

Ripeto il libretto non mi è piaciuto. Nè dal lato materno nè dal lato coniugale.

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