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lunedì 8 giugno 2009

IL VIAGGIO


(di Lorena B.G.)

SECONDA PARTE
.........

E guida e telefona senza auricolare, che bello!, ma a Roma tutto è permesso: nessuno ti ferma, nessuno ti dice niente. La radio è accesa su una stazione che da minuto per minuto la situazione cittadina del traffico. Per evitare gli ingorghi penso che facciamo minimo "dieci" km in più e mi sembra una gran perdita di tempo. Ma se è così sempre, ma perchè non siamo andati in un bar?
Ma poi penso che come posso rendermi conto io della vita in una città così grande? Dove le distanze sono enormi quando viaggi in auto, per spostarsi velocemente cosa ci vuole? La metropolitana: se vuoi evitare il traffico, le code, lo smog, le arrabbiature, i cantieri, e poi qui in mezzo a tanta gente puoi fare come vuoi, nessuno ti conosce.
Non è come da me, dove io abito: sono abituata ad uscire di casa, portare mia figlia a scuola a piedi, ritornare in negozio a piedi, girare a piedi, ho tutto lì a portata di mano come un topolino dentro una scatola. Da quando esco dal portone comincio a salutare: lo spazzino... buongiorno Paolo... il falegname... 'giorno ... la moglie dell'architetto... ciao Luisa... tutto bene, dai che sono gli ultimi giorni poi la scuola è finita finalmente... e così ogni metro o quasi saluto qualcuno fino a scuola. Poi nel cortile non ti dico, una scuola con trecento alunni ed io che faccio parte del Consiglio d' Istituto, sono Responsabile della mensa, Comitato genitori, fra insegnanti genitori bidelli dopo dieci minuti ho la mandibola slogata da quanto ho sorriso. Se anche volessi fare qualcosa di strano, come potrei?
Finalmente la campanella, la mia amica, il caffè insieme come ogni mattina.
Ieri ha cominciato con la solita storia di tutti gli anni... ma lo sai che prendiamo il caffè insieme ancora per cinque giorni e poi le vacanze e non ci vediamo più la mattina fino a settembre. Niente fino a settembre!...
Fra me penso che per qualche mese non parlerò più di scuola, che mi riposerò anch'io senza più obblighi scolastici, di mensa, che non sarò costretta a parlare di cose che adesso non m'interessano.
Anche se mi dispiace sospendere il rito della nostra chiaccherata, ma un po' di stacco da tutto lo voglio anch'io.
Ecco ci risiamo la mia testa continua a pensare ad altre cose e invece devo concentrarmi. Devo stare attenta: ripensare a tutto, focalizzare per non tralasciare niente di quello che devo dire. Adesso sono a Roma e sono venuta qua per una cosa seria.
Giacomo non è di questo avviso, lo capisco quando entriamo in casa.
E' vero mi ascolterà, ma prima vuole stare con me. Mi prepara un caffè, meno male, ne avevo bisogno.
Poi comincia a parlarmi di alcune cose sue personali.
Io gli chiedo se posso ricaricare il pc, non ha funzionato durante tutto il viaggio niente collegamento, ma l'ho tenuto acceso e ormai è quasi scarico. Mi mostra dove posso metterlo.
Lo ascolto, ma sinceramente non ricordo cosa mi ha detto. Noto solo che nella sua casa c'è all'ingresso una grande libreria con libri messi in disordine e accumulati gli uni sugli altri. Non mi sembra ci sia un sistema di catalogazione, sono proprio alla rinfusa. E nella camera dove entriamo non c'è l'armadio, anzi non c'è un armadio in nessuna stanza. Ma gli abiti dove li mette?
Ci sono due bagni su piani diversi, mi dice che posso usare quello che voglio. Mi guardo allo specchio e non mi riconosco !....
Solo una domanda...hai mai avuto dopo di me un altro amante più giovane?...
Cosa? Ritorno con i piedi per terra.... Cioè? dove vuole arrivare? Che domanda è questa?
...no, solo "vecchietti"...
Gli rispondo così perchè penso sia una battuta, ma non lo è e me lo dice subito. Mi ha pensato in continuazione e le nostre rare telefonate hanno provocato un po' di gelosia, ma ha aspettato che fossi io a ricercarlo. E se non lo avessi più chiamato cosa succedeva?
Che trappola mi ha preparato? Meno male non è delle peggiori, se vuole, sarà!, ma poi dovrò capire se posso fidarmi di lui.
In due ore i cellulari continuano a suonare, non smettono mai.
E' un incubo senza fine. Non sono concentrata non ho voglia, mi pento di essere venuta.
E' molto carino molto dolce, ma forse ho sottovalutato il tutto. Questo no non doveva succedere.
E poi mentre siamo insieme continua a rispondere, a chiaccherare, ma come fa a dire "ti voglio" se pensa ai clienti e alle loro problematiche e a come giostrarsi fra i vari appuntamenti?
...Vuoi fare una doccia?...
E perchè? Non ho sudato, non mi sono sporcata, non ho corso mi sembra di essere scesa dal treno ora, adesso. Mi basta lavarmi.
Non mi sono mai sentita più pulita come in questo momento.
E' diventato così l'amore, una cosa che non sento più, che mi lascia indifferente? Sono riuscita ad isolarmi in un modo che non ero io lì in quel letto con lui?
O forse sono stati i cellulari con quel suono incessante.
Ha risposto ad ogni chiamata: è chiaro che sono tutte importanti e forse non vuol far sapere cosa fa e dove è.
Sento il bisogno di vestirmi e ritornare al treno. Ho sbagliato cercherò qualche professionista serio a casa.
Mi chiede quando voglio partire... è stato bello sai, avevo voglia da tanto tempo.... appena torno dall'America ti chiamo e stiamo insieme ancora... ti ho pensato tanto...
...sì certo quando vorrai, ma senza cellulari...
Risposta scontata, cosa voleva che dicessi oltre a... certo! torno subito appena mi chiami... ( che equivale a... povero bischero! schiocca pure le dita che sono qui pronta per te!...).
Non credo, non è e non sarà nelle mie intenzioni tornare mai più. Certo ritornerò a Roma, per altre cose per altre persone, ma non più per te.
Lo penso e questo pensiero è fortissimo. Forse se non ci fossero stati quei maledetti cellulari, avremmo potuto parlare anche un po' di noi.
Gli rispondo che ho un appuntamento e che vorrei andare via verso le due del pomeriggio, se è possibile. Non è vero ho detto a casa che non sarei tornata prima di sera, ma non ho più voglia di stare qui.

(continua....)

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