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mercoledì 10 giugno 2009

IL VIAGGIO


(di Lorena B.G.)

TERZA PARTE E ULTIMA PARTE
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Gli rispondo che ho un appuntamento e che vorrei andare via verso le due del pomeriggio, se è possibile. Non è vero ho detto a casa che non sarei tornata prima di sera, ma non ho più voglia di stare qui.
Nel frattempo risaliamo in auto e cominciamo a parlare, mi chiede delle cose, gli rispondo comincio a raccontare. Assorbe ogni parola è molto attento, non un commento, alla fine mi dice soltanto... ho capito che non hai ancora deciso, quando succederà so io come mi devo comportare e ti dirò cosa devi fare...
Il viaggio verso la stazione Termini dura più di un'ora perchè nel frattempo è cominciato a piovere, il traffico è aumentato, le strade sembrano piene all'inverosimile....
... Giacomo, ti chiedo solo una cosa, e per me questa è quella più importante. Quando e se succederà prima e sempre solo la bambina. Devi tutelare lei, non me. Io sono grande adulta e vaccinata, posso affrontare qualsiasi cosa, ma lei ... è a lei che devi pensare, solo a lei mi raccomando, per favore...
Poi mi giro e guardo fuori le gocce di pioggia che cadono sul vetro. Mi sento proiettata in un'altra dimensione, non mi sembra di essere lì.
Mi sento come se mi stessi sdoppiando e mi guardo da lontano. Chi è quella lì accanto a Giacomo? Cosa ci fa una simile a me? Parla e lui le risponde, piove eppure ha gli occhiali scuri. Ma vedo male o le sta scendendo una lacrima ?
...Senti non riusciamo ad arrivare in tempo ed io voglio pranzare con te prima di lasciarti...
Stiamo costeggiando delle mura alte color rosso-mattone forse il colore è più accentuato dalla pioggia. Imbocca un'entrata sotterranea e ci troviamo in un parcheggio.
...Tesoro, prendiamo la metropolitana, la detesto ma non fai in tempo se rimaniamo in macchina...
Lì sotto con quell'aria artificiale comincio a sentirmi soffocare, non glielo dico ma ogni passo diventa pesante. Comincio ad accusare stanchezza come se il mio sangue si caricasse di anidride carbonica, "sentieri" in mezzo a vetrine, tapis-roulant, scale mobili, scale normali da salire e da scendere, incrocio persone, non guardo le loro facce solo so che sono uomini e donne e il mio unico pensiero è solo uno... VOGLIO USCIRE AL PIU' PRESTO DA QUI.
Cominciano i muri sporchi dalle scritte di tutti i colori, scendiamo delle scale
... sai qui è dove ammazzarono quella ragazza con l'ombrello...
ormai sono nel panico più totale comincio a guardare ogni persona che ha un ombrello ... se capita anche a me che faccio?...
Ma ogni tipo che mi passa accanto o m'incrocia non mi vede nemmeno, mentre io invece lo seguo con la coda dell'occhio attenta ad ogni movimento. Ad un certo momento non capisco più chi ho accanto, ho troppe persone intorno. Mi sento come se non fossi lì. Siamo sul marciapiede che aspettiamo: è piccolo lo spazio, chissà perchè me lo ricordavo più grande. Mi sento leggera, tanto leggera.
Sporco tutto sporco, vedo solo sporco. Arriva la metropolitana una con un po' di cervello non salirebbe, mi sembra che tutti i germi del mondo mi saltino addosso, che aspettino solo me. Vicino alla porta tre postini: due uomini e una donna con un grande carrello quadrato mezzo vuoto, gli sorrido: ricambiano forse penseranno... chi è questa pazza che sorride in mezzo a tutta questa gente che nemmeno ci guarda... Devono avere finito il loro turno, perchè la donna scende ad una fermata e la salutano.
Giacomo mi sta vicino non mi perde d'occhio un attimo, ma io ormai sono smaterializzata non sono più lì o almeno il corpo c'è, ma la mente lo spirito è in un'altra dimensione. Strano non avevo mai provato a galleggiare nell'aria, eppure in quel vagone della metropolitana è questo quello che mi sta succendendo. Potrei anche uscire fuori dal metallo e correre veloce accanto ai binari, ma preferisco aleggiare dentro. Mi diverto ad andare su e giu, a toccare il soffitto, tocco un buffo cappellino, do un pizzicotto ad un bambino... siamo arrivati, vieni...
Torno giù, ricomincio a camminare. Saliamo delle scale e mi ritrovo nella galleria della stazione Termini.
...Cerchiamo un posto dove mangiare...
Passiamo davanti a Mc Donald's... ti va bene qui ? A me basta un panino e qualcosa da bere....
Giacomo si mette in fila, sono molto veloci: è ora di pranzo e la gente ha fretta. Troviamo un tavolo, ci sediamo, lo guardo come se lo vedessi con occhi nuovi.
Potrei innamorarmi di lui è molto carino, è molto dolce, ma....ma quei cellulari! Come potrei stare ancora dieci minuti insieme a lui con quattro anzi no tre cellulari che squillano in continuazione?
So che lo farei felice, ma adesso non posso pensare a nessuno. Devo risolvere la mia situazione matrimoniale. La decisione di dividermi è stata presa, mi manca solo di sistemare alcune cose e questo non può farlo un avvocato anche se è un amico.
Mc Donald's.... Ragazzi che mangiano e ridono, ridiamo anche noi, ma vedo che Giacomo ha fretta guarda l'orologio. I cellulari finalmente lì sotto non suonano, la linea non prende.
Comincio a pensare ad un rapporto con lui, ritorno sopra questo pensiero.
E' vero avrei un amante giovane, ma con tre cellulari che squillano in continuazione! Lo ripenso un'altra volta, ormai sono diventati un incubo.
Mentre venivamo alla stazione e durante il pranzo mi sarei aspettata una parola gentile, invece la sua fretta cresce; in un bar normale sarei potuta rimanere a sedere ancora un po' per far passare la mezz'ora che manca alla partenza del treno. Ma lì ci sono persone che cercano un tavolo e quindi ci dobbiamo alzare.
Cancello completamente il pensiero di continuare questa relazione: sarò stupida sarò fuori moda, ma vorrei che mi si dedicasse un po' di tempo.
E poi in quella lunga camminata nei tunnel avrei voluto che mi avesse preso per mano, che mi avesse fatto una carezza. Con tutta me stessa vorrei gridare che in quelle poche ore mi è mancata la tenerezza dei primi tempi. Per lui il rapporto sembra già scontato, invece per me no. Vorrei che se esiste l'idea di ricominciare fosse come era stato le prime volte, come se non ci conoscessimo e dovessimo iniziare tutto daccapo.
Lo accompagno alle scale per la metropolitana, ormai sento che non ho più nulla da dirgli. Quando deciderò, lo ricontatterò o forse nel frattempo avrò trovato qualche altro professionista che mi possa rappresentare.
Mi saluta frettolosamente, mi sarei aspettata un altro tipo di arrivederci.
Sono delusa e contemporaneamente non m'interessa niente. Comincio a girare fra i negozi in attesa del treno. Ne trovo uno piccolo che vende cioccolata. Sono allergica, ma ho voglia di comprarla e mangiarla. Penso che se la mangio con gusto non può farmi male.
La ragazza mi fa scegliere i tipi: ne prendo tre con la carta rossa, blu e gialla.
Mentre chiedo e scegliamo lei sorride e mi dice... lei è di Prato!
Aridagli mi hanno riconosciuto anche qui! ...Sì... sono obbligata a rispondergli.... sa io ho abitato tre anni a Pistoia e ci sono stata molto bene... e mi racconta alcune cose. Passa qualche minuto, il momento della partenza si avvicina.
Il viaggio... non tutto è perduto, mi sono fatta un'amica. Se capiterà ancora nella mia città mi verrà a trovare.
Vedo la vita un po' più rosa. Squilla il mio cellulare, un sms poche parole... sono stato benissimo...
Esco dal negozio con in mano mezzo chilo di cioccolatini.
Ho voglia di assaggiare tutti e tre i tipi.
Chi mi passa accanto, nota una donna che sorride con la bocca piena di cioccolata.
Il viaggio... questo viaggio durerà fra andata e ritorno alcune ore per aver parlato poi alla fine solo pochi minuti !
Però, ho deciso, non tutto è perduto: Giacomo mi rappresenterà come avvocato, ma il prossimo incontro sarà nel suo studio.

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