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mercoledì 22 dicembre 2010

a Truvatura




Nelle notti di eclisse di luna la possibilità di sciogliere le truvature sono quasi del 100 per 100.
Non erano queste le parole ma il senso si del discorso che mi fece Santipamma una volta in cui feci cenno all’eclisse che ci sarebbe stata quella notte.
Secondo lui c’erano due tipi di Truvature una legata al sole e una legata alla luna, e di conseguenza la possibilità di scioglierle erano maggiori durante l’eclisse di sole per le prime e di luna per le seconde.
Di Truvature c’è ne quasi una per ogni luogo nel mia terra, forse a causa della necessità che la popolazione sfruttata e verseggiata ha di sperare in un futuro migliore.
Nel mio paese si favoleggiava di una Truvatura che si deve trovare nella cripta della Chiesa sconsacrata di San Vito nella frazione dei nuzzari a pochi metri del cimitero; una botte piena di monete d’oro e di gioielli era la ricompensa, naturalmente il più grande esperto di botti che sia mai esistito sapete bene chi sia…
Venivano chiamati nuzzari gli abitanti di quella frazione del mio paese poiché vi era una forte presenza di allevatori di tacchini che in dialetto vengono chiamati nuzza. La piazzetta antistante alla chiesetta era coronata da ulivi selvatici e stranamente era ed è una delle piazze meno frequentate sia dagli adulti che da noi ragazzi, ragazzi d’allora naturalmente. Richiamandola alla mente non posso dire che sia una brutta piazza, malinconica forse..ma la presenza a pochi metri del cimitero la rendeva poco attraente anche per giocarci al pallone.
Santipamma mi spiegò come si dovesse sciogliere la truvatura:

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Entrare nella chiesa prima di mezzanotte o durante una eclisse di luna e qui non ci sono difficoltà basta forzare il vecchio portone.
Bisogna avere con se uno di nome Vito e di Vito in paese ne esistono abbastanza c’era Vitu minchiamotta che per un arancino era disposto a tutto.
Una vergine e questo era un bel problema, tutte quelle che conoscevo non erano più vergini, alcune per merito mio, ma tra le figlie di Maria un paio, data la loro somiglianza ai fiaschi tanto amati dal mio amico, promettevano ancora di poter arrivare all'oro.
Vito doveva aprire la botola e far strada sino al centro della cripta, disegnare un cerchio con un bastone di ferula: altro che Doris, già all’epoca si usavano questi mezzi per procurasi le ricchezze.
Tutti i presenti dovevano porsi al centro del cerchio e senza mostrare paura, ribrezzo o invocare i Santi aspettare che alla mezzanotte comparisse una Biddrina, che si sarebbe attorcigliata e leccato i presenti. Se nessuno avesse provato paura o ribrezzo questa si sarebbe trasformata in una chioccia d'oro e in 7 pulcini. Bisogna essere bravi a catturarli tutti e solo allora si sarebbe aperto un passaggio per dove si dovrebbe trovare la botte. Il varco deve essere attraversato per prima dalla vergine ma solo toccando tutti e tre la botte contemporaneamente la fattura verrà sciolta.

La storia si concludeva con la frase:
- Ma poi cu tutto 'st’oru chi'ni facemo?
-Sicuru ca saremu chiù felici?

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