
SOLO QUELLI CHE SONO COSI' FOLLI DA PENSARE DI CAMBIARE IL MONDO, LO CAMBIANO DAVVERO (A.Einstein)
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domenica 28 febbraio 2010
GIBRAN terza parte (1)

giovedì 25 febbraio 2010
LA BIDDINA (BIDDRINA)

Agricoltore operoso e instancabile, da quel terreno era riuscito a ricavarci il sostentamento suo e della sua famiglia.
I suoi due figlioli Angelo e Concetta, ormai erano passati a nozze, si erano sistemati anche loro e gli portavano i loro rampolli che si divertivano con le loro manine paffutelle a tirare la barba del nonno che rideva e li baciava appassionatamente.
Alto, quadrato, nelle sue ampie spalle, all'età di 75 anni zappava ancora, innaffiava con acqua regolarmente, ed ogni mattina, dopo aver riempito due bisacce, risaliva verso il paese portando in bottega o in piazza mercato i prodotti della terra. Viveva sempre in campagna e la domenica mattina saliva ad indossare l'abito della festa per ascoltare la Santa Messa, poi acquistava due pacchetti di trinciato forte, faceva quattro chiacchiere con i suoi coetanei in piazza, passava dal macellaio, comprava un chilo di busecca di cui era ghiotto, e ...... per quel giorno si mangiava carne ed era festa in famiglia! In tanti anni di duro lavoro quel terreno era diventato un vero giardino rigoglioso dove le ciliegie cappuccie, le nespole, le pere papali, le bifare, le noci, le arance, i gelsi bianchi e neri, scoppiavano "di salute", si ingrossavano, maturavano sotto gli occhi amorevoli di Ciccio Cipresso.
Tutti sapevano che in quel pezzo di terra la frutta non mancava mai in qualunque tempo. Era riuscito a trapiantare anche l'uva passa di Lampedusa. Tutto ciò costituiva pertanto la tentazione dei grandi e dei monelli, i quali spesso e volentieri cercavano di scavalcare il filo spinato, di aprire una breccia, lasciandovi attaccati i brandelli delle loro camiciole e rischiando di andare in galera.
Quando al governo ebbe l'idea di fabbricare la strada ferrata ed aprire proprio lì, a qualche metro di distanza dal terreno, il piazzale della stazione, nel costone della montagna, i guai di Ciccio Cipresso aumentarono, perché la gente che aspettava il treno, portandosi ai margini del piazzale, aveva, lì sotto, a un tiro di schioppo quel giardino di incanto, quell'angolo di paradiso che solleticava la gola e il ventre. Tutto ciò inchiodava il povero Ciccio notte e giorno nei suoi campi e borbottava:
- Figli di cane, la colpa non è vostra: è di quel farabutto di governo che gli è venuto in testa di far la ferrovia!
Cominciò allora ad imprecare: se tutto fosse rimasto com'era nessuno si sarebbe permesso di attentare ai prodotti del suo giardino e di farlo arrabbiare.
Acquistò allora un archibugio ad avancarica, sicuramente risalente alla battaglia di Calatafimi, ed ogni tanto, durante le notti serene lasciava scappare qualche colpo per dire alla gente malintenzionata:"Badate, qui ci sono io!", ma non ebbe mai la forza di denunciare o di sparare contro qualcuno.
- Eccellenza! Signor Maresciallo mio! Mi creda non ne posso più!- Don Ciccio che vi succede?!
- Prima che costruissero quella maledetta strada ferrata, io vivevo tranquillo nel mio vignale, perché nessuno si sognava di spingersi fino ad esso; ma oggi sono rovinato; non riesco a fermare più ne' grandi ne' piccini........e non si accontentano di mangiare a quattro ganasce, ma si riempiono lo sparato della camicia e portano tutto a casa lasciandomi con un palmo di naso. Parola d'onore, qualche volta sparo dritto e faccio venire loro qualche indigestione di lupara.... di quelle grosse.........Il Maresciallo ascoltò sorridendo lo sfogo di Ciccio Cipresso e da buon napoletano risponde:
- Guagliò.., che ti gira pe' la capa.....questa è la volta che ti faccio assaggiare le manette.
- Gesù Maria alla mia età.....!E con la mano, con profonda fede, fece la santa croce per scacciare la tentazione.
- Ma intanto come si rimedia? Me lo dica vossignoria!- Acciuffane uno, portamelo qui e la pagherà per tutti!
- É una parola eccellenza, mi ci proverò!E, più confuso che persuaso, dopo un profondo inchino, lasciò la caserma ruminando nel suo cervello chissà quali progetti.
Dopo alcuni giorni per tutto il paese si sparse come un lampo un voce che suscitò i commenti di chicchessia.
Nei caffè, nelle bettole, nei saloni si ciarlava, si commentava il fatto nuovo.
- Ma sì! te lo dico io, dieci schioppettate a dir poco…stamani all'alba!- Povero zio Ciccio..,ha fatto bene! Gli vanno a rubare la frutta...
- Ti sbagli, qui non si tratta di frutta, ma di qualcosa di più grave: anche lui è stato costretto a sloggiare dal terreno!
- La Biddina!! Capisci? La biddina…. lunga almeno dieci metri e grossa così! e nel dire ciò l'uomo forma un cerchio con le braccia
- Ma... l' hanno ammazzata?-Tu credi che quello sia un animale così stupido che si lascia accoppare facilmente?! Ma quello e' un serpente grosso, lungo che striscia tra le fratte, tra le erbe, tra le canne e fugge facilmente.
- E allora è ancora viva?!- Sicuro c'è il pericolo che salga qui in paese: è capace di ingoiare un bambino, una capra, un asino.........!
- Don Ciccio lo avete detto e lo avete fatto: che cosa e' questa faccenda delle schioppettate?
- Eccellenza qualche cosa la dovevo fare........Vossignoria mi ha aperto le braccia, e ci sono andati di mezzo un po' di polvere nera, quattro lupare, e quattro stoppacci.....
- Ma mi hanno detto che avete sparato un decina di schioppettate.
- Signor maresciallo mio, non li ho contati eravamo io e mio figlio........
- A chi avete sparato ?!- In aria, alla luna....come sempre......
-E la biddrina? -
- Eccellenza, quella è frutto della fantasia di tutti i tempi, e di tutte le epoche! Io non l'ho mai vista e nessuno in paese sa che cosa sia....
- Ma mi hanno detto che è un serpente grosso che mangia i bambini.......e' vero?
- Mi è venuta per la testa di spolverare questa leggenda e di metterla in circolazione per il paese: ho tirato qualche schioppettata per avvalorare la leggenda: sono convinto che la gente, sentendo dire che nel mio fondo c'é la biddina..... non viene a cogliere la frutta perché, credetemi, ha più paura della biddina.... che della mia lupara! Vedete.., dacché il vignale l'ho lasciato solo e l'ho abbandonato alla biddina, non c'e' stato un mascalzone che si sia permesso il lusso di cogliermi una ciliegia e finché questa favola circola.......io sono a posto!....Scusatemi quanti bambini avete?
- Quattro! Ma perché questa domanda?- risponse accigliato il maresciallo.
- Perché le ciliegie che dovevano mangiare quei mascalzoni che me le vengono a rubare, le faccio mangiare ai vostri bambini. Non vi arrabbiate.....sono buone assai! Ve ne porterò domani un panierino e vedrete che ho ragione!
S'inchinò profondamente ed uscì esclamando:
- Vostra Eccellenza mi benedica e mi sappia compatire.
- Guagliò, tu si......'na bella faccia...!!!!..
Esclamò il maresciallo ridendo di cuore.
(di GERO RINDONE da Naro)
mercoledì 24 febbraio 2010
Richiesta di collaborazione!

Discorso di cui fanno parte anche altri blog. Quello che si occupa di salute, nutrizione, erbe ecc..
Quello che si occupa di investimenti finanziari e non ultimo un blog che si occupa delle forme. difficile da spiegare ma facile da intuire.
Durate delle ricerche mi sono imbattuto su questo documento che potete trovare on-line
www.baronebella.com/cronisto2001.doc
a pag. 18 si legge:
Tra i miti e leggende è anche da ricordare” La Biddrina” (dall’arabo grosso serpente d’acqua), che nella fantasia popolare diventa un mostro ferocissimo dagli occhi rossi e che divorava con la sua enorme bocca capretti e agnelli. Si dice che una Biddrina sarebbe stata stata uccisa a Cammuto dove esiste scolpita in una fontana la sua figura e la data dell’evento. Un’altra nella contrada Cosciu (Casa Gaetani-Saeli-Bella) negli anni 60: erano presenti all’evento i Carabinieri e il signor Saverio Santamaria. La contessina Saeli-Bella-Gaetani ordinò che il rettile fosse bruciato. Sempre nel Salso negli anni 50 furono uccisi altri due esemplari da alcuni pastori nella vallata sotto il monte Saraceno.
Ora chiedo aiuto a chi ci legge, soprattutto ai siciliani.
Potreste inviarmi la foto della fontana che è su citata?
I comuni interessati sono Naro e Campobello di Licata, entrambi in provincia di Agrigento.
L'indirizzo di posta è sempre quello:
gold.indi@gmail.com
Grazie
lunedì 22 febbraio 2010
COMINCIAMO LA SETTIMANA......

venerdì 19 febbraio 2010
GIBRAN parte seconda (3)

Il pomeriggio alla stazione si salutarono con un lungo bacio. Ogni volta le sembrava che il loro distacco fosse più doloroso. Perchè?
Durante il viaggio cercò di pensare ad un rapporto più stretto con Gibran, c'era qualcosa che ancora le sfuggiva.
Continuava a dirle che lui era un tipo solitario, che aveva i suoi interessi e che sapeva come passare il tempo. Le sembrò che fosse stato lui a trascinarla in questo che a vederlo dall'alto sembrava un Maelstrom, ma all'interno era proprio calma piatta: nemmeno un'increspatura nell'acqua.
Decise di non prendersela più se non s'incontravano, voleva solo capire se a lui però dipiacesse se aveva un altro uomo.
"Vivrò la mia vita come se non ci fosse....appena prenderà una decisione ... ne parleremo meglio."
Mentre stava guardando fuori dal finestrino e cercava di leggere ..."Scusi è libero?" "Sì, prego."
Mentre toglieva la borsa alzò gli occhi e lo vide. Sorrideva, baffi chiari capelli sul biondo grigio, fisico asciutto, non molto alto forse 1,70. Pensò che le piacevano sicuramente gli uomini belli. Il tono della voce profondo, caldo con un leggero accento ma non capì subito di dove. Non molto giovane fra i cinquanta e i sessantanni. Il suo sorriso apriva paradisi.
Nel sedersi le sfiorò la mano o il braccio, non se lo ricordava più ma ebbe un fremito, come i brividi che procura un amante quando ti vede dopo tanto tempo e comincia ad accarezzarti piano dolcemente. Chiuse gli occhi: vide la sua mano sui suoi capelli, che scendeva sulle guance poi sul collo e giù fino a....
Pensò come sarebbe stato un rapporto con lui. Poi si dette della stupida! Ma come non lo conosceva nemmeno e già pensava chissà che cosa! E poi che donna era, se già aveva due uomini! Uno l'amante fisso carnale al quale non sapeva rinunciare, l'altro etereo fatto di poesia di telefonate e sms, parole che sembravano uscite dai bigliettini dei baci.
Ma i pensieri cominciarono ad affacciarsi sempre più insistentemente.
Dopo pochi minuti si misero a parlare e venne a sapere che era un giornalista. Si considerava un tipo inossidabile e a lei venne spontanea una battuta :"Ma in Italia esistono ancora gli inox?" Lui fu colpito. Per tutto il viaggio non smisero di parlare di scambiarsi opinioni di ridere e quando lei scese oh! meraviglia si fermò anche lui alla stessa stazione. Non gli aveva nemmeno chiesto dove abitava!
In un percorso di poche ore era nato tra loro qualcosa. Lui aveva tutto quello che lei desiderava.
L'affinità fra loro era tangibile, fisica e intellettuale. Una calamita li stava attirando per tenerli uniti per sempre.
Si baciarono come se uno dei due fosse appena arrivato dopo una lunga assenza.
Dov'era finito il "vecchietto".... dove Gibran?
Pensò a loro solo un attimo. Se esistono le favole, lei era appena entrata in quella più bella senza orchi nè mostri nè streghe.
Il suo cuore cominciò a battere, sulle labbra affiorò un sorriso. Stretta a lui uscì dalla stazione felice che la vita le avesse appena concesso una possibilità tutta da vivere.
Lo guardò.... No, lui non era Gibran: aveva parlato di cose semplici ma dirette al cuore. Nessun dubbio per il futuro.
Avrebbe vissuto questo nuovo amore come se fosse stato l'unico nella sua vita. Il suo intelletto era soddisfatto: aveva trovato l'oasi che stava cercando da tanto tempo, il cuore si era aperto. Lo sguardo di lui, ogni suo passo, la mano che la stringeva... la sua mano le dicevano soltanto:" Adesso che ti ho trovato.....non ti lascerò più." i dubbi e le incertezze che l'avevano bloccata che non le avevano permesso di portare avanti la storia con colui che la riempiva di poesie soltanto, non c'erano.
Pensò che Gibran era totalmente egoista, pieno di paure. Metteva regole su regole, dire cosa voleva e cosa non voleva era soltanto un fuggire dalla responsabilità di un rapporto che per crescere si nutriva di complessità, di compromessi accettazioni e rinunce.
No, Gibran non avrebbe mai saputo come lei avrebbe potuto amarlo, come gli si sarebbe concessa senza limiti nè tabù.
Si ricordò alcuni versi del suo poeta preferito:
" L’amore non dà nulla se non sè stesso,
non coglie nulla se non da sè stesso:
L’amore non possiede né è posseduto:
l’amore basta all’amore."
(Kahlil Gibran)
mercoledì 17 febbraio 2010
GIBRAN parte seconda (2)

All'improvviso lo squillo del cellulare :"E' il tuo."
"Pronto.." era Gibran. Le scocciava quella telefonata! Non voleva rispondere. Avrebbe dovuto mentire a tutti e due.
Questa doppia relazione non le dava fastidio, si sentiva pulita.
Sarebbe stato il suo segreto, le sembrava così naturale poter in futuro andare avanti alternandosi fra loro. Due uomini: città diverse, tempi diversi, lavori che le avrebbero permesso di portare avanti tutto fino a quando avesse voluto.
Ma perchè così velocemente aveva lasciato il suo primo amante?
Riusciva a riempire la giornata con questo incontro. La meravigliosa sensazione che le lasciava le bastava per un po'. Poi ricominciavano subito a ricercarsi. E' vero fisicamente non era mai stato travolgente come Gibran, solo un ottimo amante, ma forse era il suo Io interiore che veniva appagato e ne usciva fuori soddisfatta.
Gibran? Era ricaduta nuovamente nei dubbi dei primi giorni. Non si incontravano mai. Il lavoro di lui lo portava lontano, ma quando lei gli aveva proposto anzi no gli aveva chiesto di cercare un posto tranquillo dove stare qualche ora insieme lui le aveva risposto con un rifiuto. Le bastava anche l'angolo del tavolino come le altre volte. Si sentì offesa. Avrebbe voluto più spazio più tempo, ma sembrava che lui rifuggisse un incontro più lungo. Diceva che voleva stare con lei tanto tempo poi mentre parlava riduceva le ore.... un giorno, una mattina, tra un incontro di lavoro e l'altro. Inizialmente aveva cercato di organizzare una giornata se lui le avesse detto di sì, poi aveva smesso: aveva capito che non ci sarebbe mai stata. C'era in lui un blocco, ma ancora non riusciva a capire quale o forse non aveva voglia di capirlo. Si era chiesta come aveva portato avanti altri rapporti che aveva avuto, se si era comportato anche con le altre così e se avevano accettato stando zitte.
Ecco perchè lei era tornata indietro nelle sue posizioni iniziali. Si era nuovamente "seduta".
Non si sentiva uno spettatore, questo ruolo è rivestito da chi partecipa alla storia: piange e ride a seconda delle battute, in questo caso era un osservatore. Guardava da lontano cosa succedeva senza emozioni. Si era chiusa nuovamente.
Quando gli aveva scritto:"E' troppo presto per dirti ti amo ?"
La risposta di lui fu:"L'amore è una scelta."
Nel sentirlo ebbe un piccolo tremito, molto piccolo, durò solo un attimo ma rimase impresso.
Prese la solita "bilancia" e cominciò a paragonare i due uomini.
Non avrebbe voluto farlo, ma Gibran la costringeva ancora una volta.
Il suo modo di fare era molto distante, anche se l'enfasi che metteva quando parlava con lei poteva far pensare che stesse costruendo un luogo paradisiaco per il loro amore, chissà perchè la lasciava sempre indifferente.
Non riusciva a vedere la porta per entrare.
Era un bell'uomo le piaceva, le aveva dato sensazioni che non aveva mai avuto, aveva sentito parole che l'avevano fatta vibrare, ma.....
Quella comunione intellettuale che cercava, che era diventata importante per lei .... NON C'ERA.
Più ci pensava e più la realtà era questa.
Con il suo "vecchietto" quasi riusciva ad anticipare le parole che avrebbe sentito. Il suo cervello era aperto, attento a carpire le sue frasi. Niente era banale o scontato. Le loro discussioni erano uno scambio di idee vivo e costruttivo, non importava di cosa parlassero: a tutti e due piaceva come si ponevano davanti alle critiche. Sui libri avevano idee comuni, per il teatro e la musica i gusti erano identici.
Solo che non parlavano mai d'amore. Non ne sentivano il bisogno, il loro era un rapporto fatto di rispetto, sicuramente in qualche angolino nascosto c'era anche un sentimento che li teneva uniti, ma non lo confessavano per paura forse che le parole potessero sciupare la loro complicità.
Invece Gibran più parlava e meno lei capiva cosa volesse dire, sembrava sempre che ripetesse una pagina di qualche testo universitario che stava studiando. Non sentiva nelle sue parole niente di personale o forse non era capace di comunicare cosa aveva elaborato. Non discuteva mai, non cercava uno scambio. Questo la infastidiva. Come avrebbero potuto conoscersi se non parlavano?
Le ripeteva spesso :"Mi piaci mi piaci mi piaci..."
Lei lo aveva interpretato inizialmente come un invito a stare insieme, ma quest'incontro non avveniva.
Ritornò alla telefonata:"Sei ancora fuori per lavoro? Quando torni?"
Rimase sola in camera, l'amante andò in bagno con la scusa di fumare una sigaretta.
Fu un gesto carino, ma lei non desiderava che lui pensasse che voleva rimanere sola per dire chissà cosa.
Chiuse velocemente e aprì la porta..."Mi mancavi, voglio un bacio."
Gli spiegò chi era che aveva telefonato e che avrebbe voluto studiare con lei per laurearsi in psicologia. Si misero a ridere.
In camera a letto lui le toccò delicatamente i capelli accompagnando la testa verso il basso."C'è "qualcuno" che ha bisogno di te!"
Il pomeriggio alla stazione si salutarono con un lungo bacio. Ogni volta le sembrava che il loro distacco fosse più doloroso. Perchè?
(continua...)
martedì 16 febbraio 2010
I Curiani

Oggi andando in ufficio odoravo l'aria di Torino, era ancora buio e il gelo aveva coperto i vetri delle macchine obbligando a dar mano di raschietto.
Ma torniamo all'aria una puzza di bruciato di non ben inedificabili sostanze, un miscuglio nauseabondo e meno male che ieri aveva anche nevicato.
Il mio cervello mi riportò ai profumi che sentivo in questo periodo quando ero ragazzo.
Gli odori brutti erano quelli dello stallatico che veniva sparso nei campi.
Mentre fantastici erano gli odori che le potature di ulivi e delle viti diffondevano nell'aria.
Ma anche l'odore della terra smossa che dalle mie parti avveniva ancora a forza di braccia con attrezzi che risalivano a epoche passate, zappe e "zappuni"; era questo lo strumento principe del bracciante a giornata.
Questi venivano chiamati da mio Nonno e da mio Padre "Curiani", non so bene da dove deriva questo termine, forse dal fatto che tanti latifondi nelle nostre zone erano in mano alla chiesa e quindi alle Curie, ma non ho trovato riscontri su questa ipotesi.
Il Curiano nella mia immaginazione era un fenotipo ben preciso, scarsa intelligenza, forza sproporzionata ma indolenza atavica.
Quasi un deriva parallela dell'evoluzione, la sua rozzezza era anche nel cibo di cui si nutriva, cipolle crude pane e vino, e a questo bisognava fare molta attenzione poiché non riusciva a trattenersi e se il datore di lavoro faceva l'errore di metterne a disposizione troppo, ti ritrovavi con la mano d'opera ubriaca e il lavoro non finito a fine giornata.
Mi ricordo quando uno di essi un po' brillo, mentre scalzo portava a compimento la sua mansione di preparare la vigna per l'estate con la così detta "rifunnuta", scambiò il suo pollicione che usciva dal monticello di terra, per la testa di una vipera e si tronco l'alluce con un colpo di zappuni. O quanto spinto da un bisogno corporale dopo aver mischiato uva e fichi d'india durante la vendemmia non riuscì ad appartarsi in tempo e lasciò una pista di un color marroncino chiaro lungo il filari di vite.
Era uso dai proprietari della vigna far mangiare i fichi d'india prima di iniziare la vendemmia, questo per evitare che poi i braccianti si servissero dell'uva ben più preziosa, infatti la combinazione dei due frutti dà un risultato, diciamo, dirompente.
Ma avvolte in queste famiglie venivano fuori dei fiori inattesi.
Uno di questi colpì così tanto le fantasie di un mio fraterno amico che fu veramente dura dissuaderlo dallo dichiararsi in casa del così detto giglio.
Ma questa è una storia che mi riprometto di raccontare un'altra volta.
lunedì 15 febbraio 2010
GIBRAN parte seconda (1)

Dopo l'euforia iniziale tutto si era attenuato. Continuava ad osservare Gibran da lontano. Le parole non corrispondevano alla realtà.
domenica 14 febbraio 2010
venerdì 12 febbraio 2010
DOMANI OFFRO UN PRANZO A INDI....
mercoledì 10 febbraio 2010
VOGLIO ANDARE VIA DALL'ITALIA!

martedì 9 febbraio 2010
NESSUNO SI SOTTRARRÀ ALLA GIUSTIZIA.....

lunedì 8 febbraio 2010
QUANTE VOLTE OFFENDERANNO ANCORA I NOSTRI MORTI?

Termine superato obsoleto, quante volte sono stata delusa in questi anni. Ogni vota che ho letto sotto il banco dei giudici
martedì 2 febbraio 2010
ANCORA VELENI NELLA NOSTRA BELLA ITALIA!
Appena ieri ho denunciato la presenza di navi piene di sostanze radioattive affondate nei nostri mari meravigliosi, bambini che si ammalano, intere famiglie con problemi tumorali, danni ambientali irrimediabili,.....
E... gli operatori turistici ignari che continuano a far pubblicità e ad invitare ad andare sulle nostre spiagge.
C'è voluto la denuncia dell'associazione ambientalista Greenaction Transantional, di un gruppo di speleologi e della rivista National Geographic che si è fatta carico di mettere in risalto lo scempio perpetuato per anni ai danni del nostro patrimonio paesaggistico, per sapere che adesso anche le montagne del Carso, teatro di tanti combattimenti, di morti atroci, tesoro della nostra storia, sono inquinate in maniera assurda e vergognosa.
Discariche a ciel sereno accettate da amministrazioni compiacenti, liquami di prodotti petroliferi che sono penetrate e continuano a espandersi nella falde acquifere con quale danno per la salute e l'ambiente? Terra di confine adoperata per eliminare e nascondere i residui di una guerra non dichiarata con i paesi che non fanno parte della NATO?
Ma è meglio che leggiate gli articoli che abbiamo trovato in rete.
http://www.greenaction-planet.org/index.php?option=com_content&task=view&id=62&Itemid=33
http://www.informatrieste.eu/blog/blog.php?id=5644
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Carso:-discariche-in-cento-grotte-e-50-doline/2026272
BUON COMPLEANNO INDI
lunedì 1 febbraio 2010
CIRCOLA QUESTO PER LA RETE......
Non penso che sia un fotomontaggio, ma come mai nessuno ne parla?
Come mai tante persone che conosco così attente a denunciare notizie "catastrofiche", che raccolgono in giro, non me ne hanno mai accennato?
Come mai fra tanti "osservatori" attenti ai vari gruppi di pedofili, ai gruppi che inneggiano alla violenza, denunce di stupri, e manifestazioni varie contro ogni forma di ipocrisia.....NON SI E' FORMATO ANCHE UN GRUPPO DI OSSERVATORI A FAVORE DELLA SALUTE PUBBLICA?
Oppure pensiamo che noi uomini o il nostro pianeta possa ancora reggere nei secoli dei secoli questi abomini?